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Jivamukti Focus of the Month

La Presenza del Presente

atha yoga-anuśasanam (PYS 1.1)

Ora, questo è lo Yoga come l’ho osservato nel mondo naturale.

traduzione e interpretazione di Sharon Gannon, Jivamukti Yoga Chant Book

La prima parola negli yoga sutra è atha. La parola Atha è considerata di buon auspicio, un buon segno, una benedizione che dà un tono musicale; significa “ora”, riferendosi non a dopo e non a prima. Quindi, per poter fare esperienza dello yoga, bisogna mettere da parte i pensieri di ieri e di domani. Questa libertà, anche se temporanea, offre la possibilità di osservare lo Yoga nel mondo naturale.

Una volta stavo facendo visita ad alcuni amici nel deserto che erano nel mezzo di un lungo ritiro del silenzio, ma potevano ricevere ospiti una volta all’anno. Camminando verso una delle capanne del ritiro, mi resi conto che proprio mentre camminavo stavo facendo molto rumore. Iniziai a camminare più consapevolmente, cercando di rendere ogni passo il più silenzioso possibile, considerando l’ambiente che mi circondava. Fu una gioia camminare così. Mentre la mia concentrazione aumentava, notai il movimento delle nuvole ed il loro formarsi. Notai i colori dei fiori ed i rumori degli uccelli e mi sentii parte di un paesaggio che avevo visitato molte altre volte in precedenza, e che avrei visto di nuovo, ma che in quel momento si stava manifestando nel presente. In questo modo, nel campo mentale di ciò che è, non di ciò che era o sarà, non importa quante volte uno abbia visto lo stesso paesaggio; averlo visto prima non diminuirà affatto la realizzazione del presente. Più tardi andai a trovare un altro amico, la cui capanna era su una collina dove l’erba era alta e dove non c’era una e vera propria stradina per raggiungerla. Mi avevano detto che ad ogni passo dovevo battere un bastone tre volte per terra per avvertire i serpenti della mia presenza. Sicuramente avrei fatto attenzione. Senza perdermi nei miei pensieri, mi mossi lentamente e con cura mentre la mia consapevolezza si riempiva di presenza. Attraverso la consapevolezza, arrivai alla bellezza che apparteneva ai fiori e agli alberi, ma soprattutto, percepii una presenza divina di cui le piante erano veicoli, espressioni, messaggeri e manifestazioni. Camminare in un campo di erba alta non è forse il modo più semplice di camminare ed il modo più semplice di fare le cose non è necessariamente il più consapevole o il più appagante. Oggi i campi vengono falciati, persino asfaltati, e la consapevolezza e la saggezza stanno diminuendo. Eppure la profondità della nostra percezione del mondo esterno rispecchia la percezione di ciò che si trova dentro di noi. Attraverso la consapevolezza degli altri, conosciamo gli altri, e diventa naturale vedere negli altri noi stessi. Attraverso questa empatia nasce il desiderio di non fare male a nessuno.

Ogni chakra è associato ad un senso. Si può essere proiettati nel momento presente o meno attraverso i sensi. La sensazione di un grano di mala che scorre tra le dita; il sapore del prasad o il primo sorso d’acqua al mattino; osservando un frutto maturare, una foglia cambiare colore o la luce del giorno diminuire gradatamente all’avvicinarsi dell’inverno; ascoltando i suoni del mattino all’alba; o immergendosi nell’atmosfera del Satsang, sono tutti modi in cui si perde tristemente una profonda e poetica connessione con la vita se non si è presenti, se si è preoccupati o turbati da uno stile di vita non consapevole, spesso pieno di emozioni negative basate su traumi passati. Lo yoga offre a chi lo pratica la possibilità di coltivare abilità che possono essere utilizzate per elaborare i vecchi karma in modo che esperienze passate e o che ci affliggono, persino indicibili, possano servire da insegnanti o da trampolini per l’illuminazione piuttosto che come una fonte infinita di distrazione, dolore e abbandono. Le pratiche yoga, se affrontate consapevolmente, si traducono in una profonda esperienza interiore e di perdono. Tali esperienze ri-orientano una persona a essere presente nella propria vita, nelle proprie relazioni con le persone e con Dio.

In Tadasana, se premiamo consapevolmente verso il basso l’avampiede ed il tallone di ciascun piede, prendiamo coscienza degli archi plantari. La sensazione di benessere, stabilità, flessibilità, elasticità e calma che proviamo in questo caso è a dir poco una benedizione. All’inizio, può essere più facile essere consapevoli di un singolo gesto, come premere i piedi verso il basso o inspirare contando fino a quattro, ma alla fine, ci si può muovere a qualsiasi velocità o intraprendere molte azioni allo stesso tempo e consapevolmente. Questo è il motivo per cui un essere illuminato può essere al servizio di innumerevoli esseri su innumerevoli pianeti allo stesso tempo.

La parola sutra significa punto o filo. Per coloro che cuciono come parte di una pratica spirituale, il cucire diventa gioia perché è consapevole. Soprattutto quando si invecchia e la vista peggiora, diventa più difficile anche solo mettere il filo nella cruna dell’ago. Chi cuce, il cucito e l’atto del cucire si uniscono in un momento di fusione nei diversi movimenti che si eseguono per infilare il filo nell’ago, la sua connessione al movimento delle mani, una mano che tiene la stoffa, l’altra che guida il passaggio dell’ago, seguita dal movimento degli occhi come strumento per colui che cuce in modo da poter vedere. In un momento così prezioso si è completamente colpiti dall’innata bontà e bellezza del mondo naturale ed è quindi un momento di estasi per la consapevolezza di ciò che è.

Teaching Tips

  1. Chiedete agli allievi di riflettere sulla frequenza con cui apprezzano ogni momento della loro vita, compresi i bisogni di base come cibo, alloggio, vestiti, aria fresca e acqua pulita, come anche amicizia e amore. Non dare le cose per scontato è in relazione al livello di consapevolezza. Chiedete se sono a conoscenza della sofferenza in diverse parti del mondo, vicine e lontane, all’interno della specie umana ma includendo anche tutte le altre specie. Gli altri sono inclusi nella loro coscienza?
  2. Suddividere il vinyasa in semplici movimenti. Chiedete agli studenti di praticare questi semplici movimenti prima senza spiegare il vinyasa e poi con le istruzioni. Chiedete se percepiscono una differenza nella qualità della consapevolezza e come sentono la differenza. Chiedete agli studenti di riflettere sul loro stile di vita: le azioni compiute sono meccaniche e reattive, motivate da livelli più bassi di consapevolezza o sono aggraziate, in sintonia con una fonte superiore, uno scopo più grande e un collettivo più ampio al di là di loro stessi? Stanno prestando attenzione sia ai dettagli che al quadro generale? Chiedete agli studenti di notare se eseguono i movimenti per abitudine, forse più velocemente o più lentamente rispetto alle istruzioni date dell’insegnante, e incoraggiateli a praticare con moderazione rispetto alle loro abitudini e a collegare tale moderazione a livelli più alti di concentrazione. Continuate in seguito a costruire da quei semplici movimenti e chiedete agli studenti di rimanere concentrati sui quei molteplici movimenti e transizioni che cambiano in modo da sperimentare ciò che invece non cambia. Collegate questo concetto essenziale di “non cambiamento” ed immutabilità al Sé e collegatelo alla compassione.
  3. Parlate di alimentazione consapevole e di consumismo consapevole e del modo in cui le nostre decisioni hanno un impatto sul resto del mondo.
  4. Create in classe un’atmosfera che unisca gli allievi. Usate la preghiera, il canto e suoni semplici come a u e m e/o ronzii per portare gli studenti al momento presente, parlate di unirsi e non sentirsi frammentati, dell’essere nel qui e ora. Dite agli studenti di non preoccuparsi di essere altrove.